Quando il meccanismo produttivo entra in stallo, per sovraccapacità di offerta e sottocapacità di spesa della domanda ed il mercato manca di fare il prezzo di questo squilibrio, si apre il varco all’ingresso dell’industria di soccorso, quella finanziaria: credito sufficiente surroga redditi insufficienti per riparare il danno. Superata la turbolenza l’economia riprende a volare.
La Politica che governa fa profitto elettorale, fanno profitto le Imprese smaltendo l’eccesso; i Consumatori rinfrancati, lì apposta, approfittano per dotarsi di tutto il bendiddio.
I prodighi di cotanto credito pure.
Negli Usa, tra il 2000 ed il 2005, gli utili dell’industria finanziaria salgono dal 10 al 36% dell’intera Corporate America: i loro adepti intascano lauti bonus, corpose stock-options. Onore al merito!
Il meccanismo produttivo, drogato all’uopo da anabolizzanti reflattivi, oliato dalla finanza, va al massimo. La crescita economica tocca altezze mai viste prima.
I finanziatori, per finanziarsi e finanziare, si abbeverano alle politiche monetarie all’uopo espansive. Solerti, mettono in piedi una gigantesca offerta di credito che intercetta un’affamata domanda di prodotti finanziari. Offerta irresistibile per chi ha bisogno di rifocillare il potere d’acquisto; spudorata per chi deve, voglia, possa, investire in quegli strumenti.
Et voilà, ricchezza generata con il debito!
Il mercato efficiente a corrente alternata, non scorge apprendisti stregoni affaccendati in alchimie finanziarie che infesteranno il mondo.
Già, infestano proprio quel mondo che prima hanno fatto ricco!
C’è spazio per esecrare scomodando pure l’etica. In molti lo fanno, pure la politica.
Ennò Signori, questo credito seppur manipolato, venne erogato con il placet di Lor signori per far funzionare il sistema produttivo. Altro che economia finanziarizzata!
L’Establishement economico-politico del mondo anglosassone, interprete del fatto, opera in casa una corposa ristrutturazione industriale: si sacrifica la produzione manifatturiera, si sprona quella dei sevizi finanziari, sostituendo la sovraccapacità di offerta dell’una con la sovraccapacità della domanda che ingrassa l’altra.
Quando lì salta il banco del debito arriva la crisi che rende inattingibile il credito, che blocca il meccanismo dello scambio del sistema industriale delle economie sviluppate, che inguaia quegli erari che tentano di rifinanziare i debiti facendo altro debito.
Oggi, nel tempo delle ipocrite vendette, si invoca la prode “economia reale” acchè scacci il potere finanziario.
Detto, fatto: oltre l’auspicio, per ridimensionare quel potere occorre che il meccanismo produttivo sia in grado di autosostenersi, funzionare oltre il debito; riallocando le risorse economiche, appannaggio degli agenti produttivi, si può.
Si, per compensare il contributo al funzionamento di un ingranaggio produttivo, circolare e continuo, fornito da quelli della domanda, gestori dell’output di sistema.
Un modo per sottrarre spazio al bisogno di debito: quel che occorre per regolare la finanza.
Quel che mancano di fare i regolatori può farlo il mercato così ristrutturato affinchè si possano tornare a finanziare gli investimenti nella produzione, gli input, non i processi di consumazione.
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
www.professionalconsumer.wordpress.com
www.professioneconsumatore.org
CONTROLLO DEI COSTI, RIDUZIONE DELLA SPESA, PER TUTTI 17 / 05 / 2012 Se per fame mangio, per il freddo mi abbiglio, per andare da qui a lì vado in auto, faccio questo per bisogno. Se con il cibarmi ingrasso, invece di abbigliarmi vesto alle moda che passa di moda e per spostarmi acquisto un Suv, mi sono affrancato dal bisogno; questo mio fare fa crescere il Pil. Sono t...
E' un libro di un matto che ha regione da vendere (anonimo)
DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER
1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.
2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.
3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO
4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.
5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.
6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.
7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.
8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.
9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.
10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.
ONORE AL MERITO
"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."
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