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BASTA CON IL DEBITO DI SUSSIDIO AL CONSUMO


C’era una volta il 2001. Annus horribilis: fine dell’innocenza e del sogno dell’immortalità per le famiglie americane. Il Consumatore USA con redditi insufficienti, risparmi allo stremo, debiti fuori controllo si aggirava annichilito tra quelle macerie. Depresso. Buio pesto. Altro che crescita economica: recessione! Un mare di liquidità potè tener testa alla sfiducia. Debito insomma: Sussidio al consumo. Su quelle macerie si edificò un business immobiliare, alimentato oltre misura, per fornire altro sussidio al consumo. Tutto bene. Cresceva il valore delle case, con il meccanismo dei rifinanziamenti veniva elargito altro sussidio per gli acquisti, poi…sboomm! Daccapo a dodici: ancor più indebitati e la liquidità prosciugata. E siamo ai giorni nostri. Per mettere una pezza Bush “inventa” i rimborsi fiscali: altro sussidio, sotto mentite spoglie però. Per un po’ funziona poi vengono al pettine nodi inestricabili, i meccanismi implodono, si chiudono i rubinetti del credito e…buonanotte ai suonatori. Non si fa più credito nessuno; si paventa stagnazione, recessione, forsanche depressione. Brrrrr…… Si ingegnano poderosi alambicchi. Apprendisti stregoni si danno da fare per ridare fiducia. L’ultima alchimia: con il Piano Paulson si tenta di separare il grano dall’oglio ,il buono dal cattivo. Divide et impera, insomma, per tornare a far scorrere il liquido monetario. Tutto per fornire altri sussidi al consumo ed altro debito. Ancora quel debito oltre misura, gravame che ingolfa il meccanismo: basta? Basta! Si, basta con i pannicelli caldi, basta con la finanza d’assalto, basta con l’ottusa idea che si possa dar sostegno alla crescita con il debito smisurato. I redditi non ce la fanno a sostenere il consumo necessario alla crescita economica: questo il problema. Problematiche quelle soluzioni che prevedono altro credito/debito; avvilente l’ipotesi del sussidio. Ricominciamo daccapo. Per garantire la crescita economica il consumare deve farsi pratica indifferibile: esercizio obbligato. Un Lavoro quindi. + crescita + consumo = lavoro. Un Reddito, che compensi il ruolo produttivo di questo esercizio, risulta possibile. Lecito. Si può estrarre dagli extra profitti degli ultimi 20 anni scovati della B.R.I. Reddito di Scopo per quella quota di consumo che eccede la capacità di spesa dei singoli. Magari per dar sollievo a quegli individui ciccioni, compulsivi, spossati, stressati che popolano il mercato; per risarcire gli sprechi epperchenno, confortare le allucinate solitudini di chi garantisce quella stessa crescita economica. Qui si colloca il nostro lavoro, proprio qui si producono quegli Utili che vanno redistribuiti. Certo, ne soffriranno i titoli in Borsa. Potrà trovare sollievo il borsellino però; si troverà ringalluzzito il Risparmio buono per finanziare gli investimenti produttivi, per acquistare il deficit di bilancioYankie, dare un ricostituente alle smagrite pensioni: un nuovo equilibrio per l’intero sistema insomma. Altro che sussidi, altro che debito. Mauro Artibani www.professionalconsumer.splinder.com 02 / 10 / 2008


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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE č il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia č nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalitŕ per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA č ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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