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CHI CONSUMA CHI RISPARMIA?

C02 / 02 / 2009

Al World Economic Forum 2009 di Davos , il premier cinese Wen Jiabao, occupa il centro della scena:

«Bisogna ritrovare un equilibrio tra manifattura e finanza,tra chi consuma e chi risparmia. Solo così la primavera è dietro l'angolo e l'inverno passerà».

Prosa limpida, toni enfatici in questa epica orientale.

Personaggi e interpreti: le formiche cinesi, le cicale yankees.

La Cina produce Offerta, consuma poco = Risparmio.

Gli USA producono Domanda superiore alla loro capacità di spesa = Debito.

Questo lo squilibrio: la crisi.

Un nuovo equilibrio, dice Wen?

Fattomi più realista del re, mi metto a caccia di equilibri.

1 – I consumatori yankees, con redditi insufficienti, si fanno avari; quelli cinesi prodighi. Si produce quindi una riduzione del PIL USA da compensare con un aumento di Offerta al mondo. Impossibile, a fronte di un sistema inabile alle esportazioni.

2 – Il piano Obama prevede sgravi fiscali e politiche keynesiane per fornire lavoro e reddito agli stremati Consumatori, propensi però ad acquistare le convenienti merci cinesi. Barriere daziali allora. Già! E se i cinesi non finanziano più quel debito sempre più grande?

3 – I cinesi finanziano il Reddito per il consumo nazionale con il surplus di bilancio; si sfiancano e, finchè dura, si salvano. Gli americano no, il mondo neppure.

Ipotesi mistiche, accipicchia. Difficile scorgere l’equilibrio.

Nell’irrealismo delle ipotesi però si mostra lampante una costante: il Reddito, o meglio, l’insufficienza di quel Reddito per sostenere la Domanda, causa prima della crisi.

Riequilibrare questo squilibrio, sta qui un nuovo equilibrio.

Nel mondo sviluppato vivono consumatori che mancano di reddito adeguato per far fronte al carico di consumo necessario per generare ricchezza; sorte analoga per i consumatori dei paesi in via di sviluppo: poco reddito per dar corso alla pratica del consumo, per saldare le differenze rispetto al mondo abbiente. E che dire degli abitanti del terzo mondo? Con un reddito di 1 $ al giorno ma quale ricchezza!

Riconoscere allora, nell’esercizio obbligato del consumo, un Lavoro a garanzia della crescita economica risulta un punto di equilibrio possibile.

Toh! Con un tal lavoro di consumo si rigenera la produzione, si rigenera il lavoro, si ri-rigenera la ricchezza, la si distribuisce.

Non un’opzione: una necessità.

Il Reddito da Consumo: un doppio Ristoro.

A chi parrebbe di poter scorgere così un nuovo equilibrio di sistema, scorga. Scorga pure.

Mauro Artibani

www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org





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E' un libro di un matto che ha regione da vendere
(anonimo)


DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme



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