CONSUMARE, QUESTO IL NOSTRO LAVORO QUOTIDIANO

Stavolta vi interrogo. Senza se , senza ma
Quante ore, dedicate all’informazione pubblicitaria, avete sottratto al sonno-riposo?
Quanto tempo, dedicato allo shopping, viene sottratto all’andare a zonzo?
Quanto di quel tempo libero che ci resta viene utilizzato poi per consumare i servizi di “cura della persona”?
Quante emozioni ci vengono astutamente sollecitate per interessarci all’acquisto?
Quanto ragion pratica dobbiamo utilizzare per discernere le occasioni di acquisto?
Quanta attenzione possiamo dedicare ai casi nostri se preoccupati di consumare per PRODURRE la crescita economica?
Quanta fatica dobbiamo mettere in campo per smaltire gli acquisti fatti e poter riacquistare?
Quante crisi di identità dobbiamo sopportare per corrispondere ai volubili dettami delle mode?
Quanta circospezione dobbiamo mettere in campo visto l’assottigliarsi della capacità di risparmio?
Quanta preoccupazione dobbiamo tenere di riserva con l’aumentare del Debito da Consumo?
Bene, anzi male. Forse !
Questo, in soldoni, il tempo che ciascuno di noi, da solo o in gruppo, impiega quotidianamente a neg-oziare consumo.
Come pensare di chiamare questo non-ozio: lavoro?
Consumare, questo il nostro lavoro quotidiano.
Vista l’intensità del nostro ufficio, la responsabilità che grava sulle nostre azioni è lecito acquisire uno statuto professionale adeguato al compito: il Professional Consumer?
A questo punto il gioco è fatto.
E dal momento che non esistono pasti gratis, è lecito reclamare un Reddito da questo esercizio?
Mauro Artibani
19 / 04 / 2008
Mauro Artibani
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