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CONSUMATORI: AFFRANCATI DAL BISOGNO SI FA A MODO NOSTRO


Ecco in bella mostra una mirabile sintesi degli acciacchi dei Consumatori che emerge dall’indagine ADOC sui consumi alimentari delle famiglie italiane.

Lo spreco annuo di 561 euro è solo la punta dell’iceberg. Sotto il pelo dell’acqua si mostra in maniera inequivoca la condizione di squilibrio che agita gli attori del mercato.

C’è un eccesso di acquisto: 39%.

Del tutto ovvia la quantità di prodotti scaduti o andati a male: 24%.

Gli acquisti non necessari: 7%.
Quelli acquistati e non graditi: 9%.
Quelli acquistati perché raccomandati con promozioni calibrate: 21%.

Il nostro dilettantismo insomma mette le pezze a un eccesso di offerta; ubbidisce ai diktat di una domanda gestita dagli stessi offerenti.

Per tenere in equilibrio il sistema produttivo ingrassiamo, mangiamo troppo, sprechiamo e smaltiamo montagne di rifiuti; spendiamo oltre il dovuto con redditi insufficienti, risparmio al lumicino, debito: un mare di diseconomie che rischiano di affondare gli equilibri del sistema.

Per i produttori e i loro accoliti cotanta prodigalità invece: una pacchia, per l’ambiente uno stress, per le relazioni umane poi, beh… fate voi.

Nelle more di questa conclamata inettitudine però si scorgono due corpose opportunità per uscire dalle secche, dare agio alle nostre convenienze e un equilibrio sostenibile al meccanismo produttivo.

Eggià perché proprio a fronte di cotanti eccessi si rende evidente che hanno più bisogno i produttori di vendere che noi di acquistare e noi, affrancati dal bisogno e con la pancia piena, possiamo recuperare capacità di azione sul mercato.

Cifre alla mano, armati di questa consapevolezza e di una più definita responsabilità, possiamo ridurre i motivi dello spreco.

Facciamo quattro conti: affrancati dal bisogno si fa a modo nostro.

Possiamo azzerare l’acquisto di prodotti non necessari: - 7%.

Le novità, per essere incognite, costano troppo: - 9%.

Se siamo poi in grado di restituire dignità all’atto, misura all’agire, valore al denaro l’acquisto potrà tornare provvido alla bisogna: - 39%.

Senza eccessi non dovremo scartare prodotti scaduti o andati a male: - 24%.

Ci siamo quasi. C’è in ballo un 21% di acquisti promozionali: quelli del 3 x 2 o giù di lì.

Beh, se c’è un eccesso di offerta il vantaggio è nostro; le promozioni le facciamo noi. Altro che 3 x 2.

5 x 2 o forse 7 x 2. Spendiamo così questo vantaggio.

Acquisteremo in 5 o in 7 però, onde evitare pericolosi accumuli e ottenere risparmi.

I produttori non potranno sottrarsi.
Ben oltre il 21% … chessò facciamo il 30%.

-7 -9 -24 -39 -30 = 109% = € 611,50

Si possono insomma recuperare le nostre inefficienze magari con qualche spicciolo in più.

Che nessuno si azzardi a definire questo un fare risparmioso perché nel buttare i 561 euro abbiamo dato in uso gratuito le nostre prerogative: im-perizia, tempo, svagata attenzione, dis-informazione. Recuperate invece al nostro conforto e impiegate per l’azione attiva dispongono un esercizio che non è pleonastico definire LAVORO.

Il ricavo economico diventa un REDDITO allora, altro che risparmio: ficchiamocelo bene in testa, tanto per rifocillare pure il nostro orgoglio.

Mauro Artibani

www.professioneconsumatore.org

12 / 05 / 2008



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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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