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CONSUMATORI, BASTA CON LA PRATICA DILETTANTE


La crescita economica rende indifferibile l'esercizio del consumo: diventa così istituto il lavoro di consumazione.
Questo il precetto che fonda la ragione economica dell'esercizio dei Consumatori. Sta qui il carattere di servizio fornito al sistema della produzione e il ruolo svolto nel consesso civile.
La vita spesa a fare la spesa esprime compiutamente la quantità di esercizio messo in campo. Il 70% del PIL prodotto dalle azioni di consumo riferisce il valore economico dell'azione, l'insostituibilità della nostra pratica, la responsabilità del ruolo.
A fronte di cotanto, indomito fare la patente insufficienza di una pratica dilettante altera risolutamente l'efficacia dell'azione: un esercizio di consumazione che genera sprechi, montagne di rifiuti, debito; quella vita così spesa impoverisce e disarticola le reti informali di relazione tra le persone, svaluta le azioni condivise, il sentire comune.
Un esercizio insomma che mostra rilevanti diseconomie incagliato tra un acquisto prono e indifferente e l'insufficienza delle risorse economiche.
Soggiogati dal totem del PIL, stretti tra l'obbligo di esercizio ed esercizio dilettante si rileva un corposo deficit che scredita la nostra azione e ne sollecita il riscatto.
Le risorse ci sono, la responsabilità lo impone, non mancano le opportunità.
Nell'eccesso di offerta, che connota l'economia dei consumi, si rende patente uno squilibrio: hanno più bisogno loro di vendere che noi di acquistare, questo è un nostro vantaggio.
L'affrancamento dal bisogno, derivata prima di quell'eccesso, ci consegna un secondo vantaggio.
E se l'indifferibilità della pratica di consumazione esalta questo vigore, la ricchezza e la continuità del processo produttivo generate dalla pratica di consumazione, lo consacrano: che forza ragazzi!
Questi vantaggi dobbiamo saper spendere per rendere conveniente l'agire.
Il consumare deve essere recuperato alla pratica di un esercizio produttivo: occorre raccogliere le forze, le opportunità, le prerogative di ruolo, la capacità di azione.
Saper mitigare gli eccessi, calibrare i gesti, estirpare i vizi, esaltare le virtù.
La sequenza di un esercizio di consumazione disposto mediante rigorose competenze professionali deve poter trovare efficacia di azione: voilà il Professional Consumer.

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

03 / 04 / 2008



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E' un libro di un matto che ha regione da vendere
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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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