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CONSUMATORI, DOBBIAMO RECUPERARE IL VALORE DEL DENARO




Tra consuntivi 2007 e preventivi 2008 c'è poco da stare allegri.
2500 Euro di spesa in più: è quanto occorre, sostengono Adusbef e Federconsumatori, per gli aumenti dei prezzi, delle tariffe pure dei mutui a tasso variabile.
Un attacco in grande stile al nostro POTERE.
Si, al potere di acquisto dei nostri redditi.
Insomma, acquistiamo a più non posso, così viene prodotto il 70% del P.I.L.
Generiamo ricchezza per tutti.
Per tutta risposta non aumentano i redditi, anzi, diminuiscono i risparmi, sale il debito.
Un attentato alle nostre virtù.
E c'è chi minimizza: tra i cittadini dei paesi "ricchi" i consumatori italici possiedono ancora ampi margini di risparmio e basse quote di debito. Abbiamo ancora ampie riserve da attingere, possiamo ancora dare, dare , dare. Tanto per non farci parlar dietro.
Questo daltronde è il nostro ruolo e, perchè nasconderlo, anche la nostra passione.
C'è un però, però.
Farlo meglio magari si può, anzi si deve.
Come Professional Consumers possiamo impegnarci, con la nostra azione, a riconquistare il patrocinio della DOMANDA così da tenere sotto controllo il prezzo delle merci, gestire la qualità dei prodotti, disciplinare pure i nostri istinti acquisitivi, dare agio a pratiche condivise ed azioni solidali.
Nel frattempo si fa imprescindibile rintuzzare l'attacco al nostro potere d'acquisto: per farlo si deve tentare di percorrere una via trasversale inedita; riacquisire alla nostra capacità di controllo il Valore del denaro.
Quel denaro speso troppo in fretta, sovrappensiero; speso sopra le nostre possibilità, svilito, inflazionato.
Si ha notizia di un Fabrizio che, seppur avventizio, in modo surrettizio, ci informa di un marchingegno per navigare nel mercato senza affanni.
Dice: "Il denaro deve incorporare il valore del lavoro necessario a guadagnarlo. Se acquisto un paio di scarpe a 270 Euro e il mio stipendio è di 1.000, il mio lavoro vale 3,7 paia di scarpe. L'apparecchio allora emette un SIC! equivalente alla perdita del valore del lavoro. Più SIC!, più svalutazione".
Ancorare il valore del denaro su fondali più stabili ne consente un più accorto impiego e un più redditizio uso.
Certo, il marchingegno va perfezionato, cablato, lubrificato. Incurante delle critiche Fabrizio, Professional Consumer in erba, continua a lavorarci.
Per gli scettici può risultare un mezzo improprio, discutibile.
Discutiamone!

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

09 / 01 / 2008



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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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