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CONSUMATORI: FIGLI DI UN DIO MINORE

I guadagni languono, i consumi pure.

Interrogarsi sulla liceità del Reddito da Consumo ed ancor più della sua legittimità si fa pressante, la risposta appare non più procrastinabile.

La liceità dall’estrarre reddito dalla pratica del consumare si mostra nella capacità dei consumatori di intercettare sul mercato le convenienze che si intravedono: lo squilibrio tra venditori e compratori; nell’offrire una Domanda strategicamente domandata ad una Offerta sovrabbondante; con acquisti gestiti medianti opzioni tattiche; nell’estrarre utili dal Valore Aggiunto delle nostre azioni, fino a vendere ai venditori le nostre prerogative di acquirenti.

Possiamo farlo per migliorare la produttività del sistema, per sistemare le nostre finanze.

Fin qui non ci piove.

Per poter chiudere risolutamente gli ombrelli occorre però a quel reddito fornire la legittimità necessaria per scalfire le resistenze degli scettici, dei disillusi, di quelli che “ma fateci il piacere”.

Il lavoro legittima il reddito; il reddito viene legittimato dal prelievo fiscale: questa la regola aurea che accredita i guadagni; di qua si deve passare per poterli reclamare.

Se la crescita economica rende indifferibile l’esercizio del consumo, si fa obbligo il lavoro di consumazione.

Nel disporre insomma, mediante l’acquisto, lo smaltimento dell’offerta e nella consumazione costruire il pretesto per la ri-produzione, si lavora eccome.

Ligi al dovere fiscale poi, si diventa contribuenti DOC: IVA a più non posso sui prodotti acquistati e pure la TARSU per lo smaltimento del consumato.

Ce n’è ben donde per legittimare il Reddito.
Se tanto ci da’ tanto non ci resta che stabilire il quantum.

Se i redditi vengono distribuiti in ragione del contributo portato dai singoli alla produzione della ricchezza, il nostro esercizio di consumo genera il 70% del PIL: ricchezza ogni oltre ragionevole dire.

A fronte di cotante credenziali, oplà, niente reddito.

I consumatori, figli di un Dio minore, danno espressione nel loro incedere ad una roboante discriminazione finendo vittime di una contraddizione che attende risoluzione: nel mondo del lavoro si tassa il reddito qui viene tassato il lavoro.

Botte, corna, chitarra rotta.

E pensare che in tempi di reddito da lavoro insufficiente a sostenere i consumi, risparmio allo stremo, debito in crescita, rendite immobiliare integrative costruite mediante alchimie finanziarie che scoppiano come bolle di sapone, retribuire il lavoro da consumo parrebbe un’opzione spendibile.

Rimuovere allora quella contraddizione è un obbligo di istituto che bisogna assumere.

Si potrebbe adire all’incostituzionalità del precetto?
Si possono chiedere tutele alla politica?

Si può anche, forse, magari, perché no istituire una lobby, “la lobby più forte di tutte le altre”.

Per fare pressioni su chicchessia; cos’altro sennò?
Disdicevole?
Forse, ma con un orgoglio grosso così.
Mauro Artibani

17 / 04 / 2008

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Intervista su "Informa Consumatori" 8 marzo 2008



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Chi ritiene che il testo appena letto meriti di essere pubblicato invii una "raccomandazione" all' EDITORE. Questa tecnica può invertire la tendenza che vuole il solo editore come proponente testi: possiamo farlo anche NOI.

DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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