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CONSUMATORI: LABENZINA COSTA TROPPO, DIAMOCI DA FARE


La vita spesa a fare la spesa non basta. Dobbiamo imparare a FARLA la spesa. Questo ci manda a dire Pasquale De Vita, Presidente dell’Unione Petrolifera Italiana.
Per questo impavido signore siamo pigri, non siamo più capaci di comprare al meglio e via di questo passo.
Diciamocelo: non ha tutti i torti.
Tutti i torti no.
Qualcuno si: almeno due.
Il primo: che il capo della lobby scarichi d’imperio la SUA responsabilità sulle inefficienze della distribuzione e dei “distributori” e non dica nulla invece dell’accusa di fare “cartello” comminandoci i prezzi più alti d’Europa.
E’ il caso allora di DIRE noi , anzi di FARE noi: “una lobby più potente delle altre” per esempio, come ci consiglia Antonio Catricalà, il nostro rappresentante presso le Istituzioni.
Una lobby la cui potenza si mostra nei voti elettorali; ad occhio e croce circa 48 milioni.
E se con questa forza i politici dovranno contrattare una revisione delle accise, i petrolieri sul loro cartello dovranno scriverci il ribasso del prezzo dei carburanti.
Il secondo torto poi ha dell’imperdonabile, riguarda la nostra azione di consumo.
Il nostro lavoro non si esplica, come sembra credere il De Vita, nel cercare sul mercato il prezzo più basso.
Se tra il benzinaio Tizio e il benzinaio Caio c’è una differenza del 6% nel prezzo dei carburanti andiamo da Tizio e, costringiamo Caio, ad abbassare il suo.
Tizio però, vedendo aumentare la Domanda, alza il prezzo e così siamo daccapo.
Nossignore! Dobbiamo agire perché il prezzo si ABBASSI. Qui sta il nostro lavoro, questo sarà il nostro guadagno.
Se riscoprissimo, di tanto in tanto, il camminare come valore strategico, economico, forsanche salutistico ; se utilizzassimo, seppur con parsimonia, il trasporto pubblico e facessimo tesoro del car-sharing e se, non sia di troppo disturbo a lorsignori, reclamassimo come lobby un aumento delle stazioni di servizio – magari quelle più efficienti – tutto questo inciderebbe sulla DOMANDA.
Ci consentirebbe di modularla a nostro piacimento .
le tecniche del mordi-e-fuggi; la gestione tattica dell'intero spettro della nostra AZIONE di Consumo, dalla prodigalità all’avarizia, faranno il resto.
Anzi dovranno darci il RESTO.
Un centesimo in meno, nel costo dei carburanti, equivale a un risparmio di 463 milioni di euro l’anno, 2 centesimi a 926 milioni di euro e 4 centesimi a 1.852 miliardi di euro.
Vogliano chiamarlo Reddito da Consumo?
Possiamo fare di più.
Visto il ruolo civile delle nostre azioni di Consumo potremmo così anche ridurre il costo della bolletta energetica nazionale; diminuire l’inquinamento, salvaguardando l’AMBIENTE delle nostre azioni .
Insomma, 3 piccioni con 1 fava.

Mauro Artibani

www.professioneconsumatore.org

26 / 04 / 2008



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1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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