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CONSUMATORI: SI DEVE METTERE ORDINE NEI MECCANISMI PRODUTTIVI


La crisi mostra i segni di una gravità che impensierisce.

Questo si legge tra le righe delle dichiarazioni degli esponenti dell'FMI.

Si proprio l'FMI il cerbero che vigila sulla sostenibilità della spesa e dei bilanci nazionali.

“Bisogna innalzare la spesa (pubblica n.d.r.) in modo mirato a sostegno dei consumi privati”dice Strauss-Kahn, direttore dei cerberi, dando la stura a presagi nefasti.

Non basta quindi il contributo che le Banche Centrali stanno dando con l'aumento della liquidità e l'abbassamento dei tassi di sconto.

Insomma, si profila una recessione planetaria.

Una riduzione della crescita per la diminuzione dei consumi.

L'eccesso di debito, il credito allegro, la finanza scellerata hanno prodotto questo restringimento dei consumi.

Per uscirne: aumentare la liquidità in tutte le forme possibili, per ridare vigore ai portafogli e tornare a consumare.

Questa la pozione magica, la stessa che ha posto le condizioni dell'attuale crisi.

Questo gli apprendisti stregoni ci propongono.

Questo lascia esterrefatti: non esistono altre strade?

Quelle percorse fin qui per incentivare la crescita hanno predisposto un fisiologico eccesso di offerta; per sostenere quella stessa crescita si è dovuto por mano ad un eccesso di domanda; se i redditi non ce la fanno si da fondo ai risparmi e più avanti al debito, fino all'eccesso di debito.

Poi sboomm!! Crisi.

Per superarla non si discute il meccanismo, si ripercorre daccapo la stessa strada.

Noi, esauriti dalle liturgie acquisitive, indebitati, senza risparmio, con case zeppe di merci e rifiuti in eccesso, non abbiamo scampo.

Costretti insomma a ripetere senza sosta gli stessi gesti.

Ennò!

Chi ha occhi per guardare si sarà accorto che, da soli o in gruppi ancora sparuti, a piccoli passi, tra incertezze, ingenuità e ripensamenti i consumatori si stanno incamminando per strade nuove, alla ricerca di soluzioni ardite.

Sentite questa: per il 50% dei consumatori USA la sostenibilità diviene un criterio di scelta delle merci. Lo rileva una ricerca della Information Resource Inc. di Chicago.

C'è dell'altro.

Su quelle strade, sempre più spesso, ci si imbatte in individui originali: quelli che fanno la spesa equa e solidale; quelli dell'eco-compatibile, addirittura quelli del baratto, dello scambio; pure i Gruppi di Acquisto Solidali.

Ho incontrato un gruppo che si esercitava nell'autoproduzione e quelli della “de-crescita”, apostrofata come felice, che esponevano cartelli.

Sarà pure un incedere faticoso. Si sta cominciando però a condizionare la DOMANDA.

Prima o poi finiremo per produrla e trovare nuove MISURE al consumare.

Si deve mettere ordine nei meccanismi produttivi, così si potrà condizionare l'OFFERTA.

Sarà allora tutta un'altra musica.

Li vedete i Professional Consumers in azione?

Mauro Artibani

www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org

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Chi ritiene che il testo appena letto meriti di essere pubblicato invii una "raccomandazione" all' EDITORE. Questa tecnica può invertire la tendenza che vuole il solo editore come proponente testi: possiamo farlo anche NOI.

DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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