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CONSUMATORI: un compenso per leggere la PUBBLICITA'?

Il Giudice di pace di Bari ha condannato due gruppi della grande distribuzione a risarcire un consumatore per il danno derivato dalla pubblicità indesiderata, inserita nella cassetta postale.(da www.studiodonne.it/news_33.htm)
Ce l'hanno fatta.
Un individuo indispettito e un magistrato decretano la vittoria dei Consumatori.
Non è più possibile ingolfare di soppiatto ed impunemente le cassette della posta con materiale pubblicitario se non preventivamente autorizzato.
Tonnellate di cellulosa informativa che insozzano l'androne dei palazzi, che stressano la nostra attenzione, che impegnano il nostro tempo: "a gratis".
Si dirà: è meglio non essere informati? Giammai!
Ecco il centro della questione: hanno più necessità LORO di vendere o NOI di acquistare?
LORO con i magazzini pieni o NOI con le case ingolfate?
Qual è allora il Valore di quella inflazionata informazione?
Insomma, c'è materiale per l'azione dei Professional Consumers.
La sentenza ci consegna un vantaggio: "La funzione specifica cui è asservita la cassetta postale è quella di raccogliere gli atti di corrispondenza indirizzati all'intestatario, l'unico legittimato ad estendere l'utilizzazione anche per altri fini, non escluso quello di ricevere qualsivoglia forma di pubblicità. Pertanto ove il titolare della cassetta abbia espresso inequivocabilmente una volontà contraria, è evidente che a nessuno deve essere consentito di tenere un comportamento contrastante tale volontà".
Si fa delicata la posizione di chi commissiona, chi studia, chi produce pubblicità.
Dovrà dare ristoro alle nostre, professionalmente impeccabili, richieste che si possono declinare in tre opzioni: ce n'è per tutti i gusti.
1) Si può negare l'autorizzazione: meno carta, meno inquinamento.
2) si può dare l'autorizzazione dietro compenso.
3) si può autorizzare: prendere il compenso, informarsi, poi impacchettare il tutto e venderlo al macero per il riciclo.
Tre ipotesi tuttetre ampiamente legittime.
Tre modi possibili per declinare guadagno, quel po' di informazione che si riesce a raccattare e Responsabilità.
Per il Consumatore Professionista, ma questa è "cosa nostra", sperimentare l'efficacia del proprio esercizio e tanta, tanta gratificazione.

Mauro Artibani

www.professionalconsmer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

03 / 11 / 2007

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Intervista su "Informa Consumatori" 8 marzo 2008



Il Libro


Leggi alcuni stralci del libro

Chi ritiene che il testo appena letto meriti di essere pubblicato invii una "raccomandazione" all' EDITORE. Questa tecnica può invertire la tendenza che vuole il solo editore come proponente testi: possiamo farlo anche NOI.

DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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