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CONSUMATORI:PUBBLICITA' INGANNEVOLE, CHE PIZZA !


Non ne posso più, che pizza!
Non ho bisogno di tutele: non sono mica un Panda.
Sono maggiorenne, vaccinato ed abito il mercato.
Tutti Noi siamo tanti, praticamente TUTTI.
Se ci facessimo Professional Consumers avremmo una forza impareggiabile: la lobby più forte di tutte le altre.
A buon intenditor……!.
Veniamo al sodo.
Nei giorni scorsi si è fatto un gran parlare di pubblicità ingannevole.
Il Governo, l’Anti-trust, le associazioni dei consumatori hanno prodotto esorcismi, esecrazioni, multe, normative più severe per scongiurare quei fatti.
Hanno fatto il loro mestiere.
NOI dobbiamo fare il nostro.
Diamo un’occhiata alle aziende incriminate.
Telecomunicazioni, turismo, produttori di dimagranti e pseudo farmaceutici sono quelle che riversano sul mercato ECCESSI di prodotto; affette da un calo nei margini di utile del loro business.
Pensano: tentar non nuoce; si prova con l’inganno a conquistare clienti e smaltire l’invenduto. Questo il punto.
La pubblicità può prestarsi ad un ruolo che mostra tratti disperanti?
Se io, Professional Consumer, acquisto informazione pubblicitaria (si, perché la pubblicità si acquista, si paga nel prezzo del prodotto) e questa mi inganna, non mi informa correttamente non l’acquisto più; non acquisto più quel prodotto e… buonanotte ai suonatori.
Nel mercato gli errori si pagano, eccome!
Perché questo meccanismo agisca inesorabile dobbiamo però mettere in campo le nostre ATTITUDINI opportunamente TEMPERATE.
Pensate solo alle tecniche di controllo dell’ATTENZIONE.
L’informazione pubblicitaria PASSA DI QUI: posso acquistarla passivamente, posso passarla al vaglio critico, posso rifiutarla.
Se sappiamo gestire queste prerogative non abbiamo bisogno di multe né di esecrazioni: i “comunicatori” si metteranno in riga da soli !
Potrebbero decidere addirittura di acquistare la nostra OFFERTA di attenzione.
Perché allora non confezionare un pacchetto promozionale: ATTENZIONE + TEMPO a prezzi modici?
NOI la offriamo; potranno sottrarsi LORO dall’acquistarla?
Fin qui la pubblicità che INFORMA.
C’è anche però la pubblicità che CONFORMA.
Ma questa è tutta un’altra storia.
Bisognerà discuterne.
Presto.
Magari con gli stessi politici, le associazioni dei consumatori e i tutori dell’anti-trust.
Quegli stessi che a tal riguardo dovrebbero mostrare altrettanta solerzia.

mauro artibani

www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org



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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

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