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ESIMI CONSUMATORI, I RIFIUTI SONO COSA NOSTRA




Difficile da credere ma, imberbi consumatori, i rifiuti sono cosa nostra.
Essisignori, con l'acquisto trasformiamo il Valore delle merci in Ricchezza e mediante l'azione di Consumazione viene predisposta la ri-produzione delle merci.
In questo esercizio quotidiano vizi e virtù: al generare ricchezza fa il paio generare monnezza. La consumazione produce rifiuti.
Certo, dietro l'insipienza della politica, nella gestione delle discariche, possiamo nasconderci, trovare alibi. Possiamo pure prender tempo in attesa si dipani l'assillo tecnico sulle modalità di smaltimento.
Se la vita è spesa a fare la spesa, però, per quanto ancora potremo sottrarci alle nostre responsabilità?.
Si deve prendere in carico il problema.
Chi rivendica alle nostre prerogative responsabilità sociale non potrà indefinitamente sottrarsi.
Nell'economia di mercato si recita a soggetto: Noi produciamo DOMANDA.
Bene, è tempo che lo si faccia compiutamente con la determinazione di un'indole professionale, ben oltre un acquistare impavido e dilettante.
Basta mettere le carte in tavola: l'azione di consumo produce il 70% del PIL; hanno più bisogno i produttori di vendere che noi di acquistare. Questo è quanto.
Ecco che il tanto bistrattato bisogno, cacciato dalla porta dei consumatori, può rientrare dalla finestra dei produttori per il nostro tornaconto.
Se tanto ci dà tanto chi potrà negare la nostra forza?
Produciamo domanda allora.
Di primo acchitto e senza andare troppo per il sottile, orientando acquisto e consumo, si potrà controllare il prezzo delle merci et voilà i profitti: ricchezza si ma redistribuita!
Poi la qualità delle merci.
Acquistare solo quelle ecocompatibili: più merci immateriali ma anche merci nude, spogliate da packaging fuorvianti, inquinanti, ridondanti, ingombranti.
Questo possiamo fare: facciamolo!
Ben oltre la metà del volume dei Rifiuti Solidi Urbani sono contenitori: un bel risparmio per l'Ambiente.
C'è altro ancora da fare: domandare merci eticocompatibili; c'è da ricalibrare il senso delle merci/esperienza ma..., per oggi meglio fermarci qui.
Mettere troppa carne al fuoco fa fumo: inquina.

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

19 / 01 / 2008



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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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