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GROUND ZERO, CENTRO DI GRAVITA’ DELLA CRISI DI SISTEMA


Ground zero, il centro di gravità della crisi di sistema 2007/08/09….

Quel crollo scrolla l’innocenza del tizio americano, già gravido di affanni e la fiducia di quel consumatore impenitente, già gravido di debiti.

Dentro quella voragine l’offerta rischia di smarrire la domanda: recessione.

Che fare?

Loro fanno.

La politica di lì a poco mette in piedi la “ownership society”.

La banca centrale abbatte il costo del denaro: un fiume di liquido monetario inonda il mercato.

Già se il crollo sfiducia, diventare proprietari di casa edifica fiducia.

Se il denaro costa poco accendo un mutuo, acquisto ed il gioco è fatto.

L’industria finanziaria fiuta l’affare, finanzia tutti: tutti prenditori di credito.

Tutti dai prime ai subprime.

Nelle pieghe del contratto fondiario pure un gadget: il Rifinanziamento.

Funziona così: se aumenta il valore dell’immobile acquistato si torna in banca, quel valore si rende moneta.

Se si presta denaro a tutti, tutti si fanno casa; i valori immobiliari salgono alle stelle, tutti si ri-finanziano, spendono, espandono il PIL.

Con il Credito al Consumo, pressappoco lo stesso giochino

Un trionfo: credito elettorale alla politica, alleluia per Alan Greenspan. Per l’industria finanziaria lauti profitti con il debito impacchettato in torbidi strumenti di cartolarizzazione, proditoriamente spalmato su tutto il pianeta, con l’intento di ridurre il rischio e trovare altro finanziamento: debito che alimenta debito, che alimenta debito….

Gli utili di questi encomiabili signori salgono dal 10 al 36% dell’intera Corporate America.

Per i Consumatori un bell’effetto ricchezza, ovvero aumento del debito. Ma tantè, finche dura.

Dura finquando i livelli raggiunti dai valori immobiliari producono vertigine.

Quando scendono è la fine, anzi l’inizio di un calvario che negli ultimi anni ha bruciato 10.000 mld di $: 1500 per ogni abitante della terra; creato debito inestinguibile, recessione economica.

La finanza prende il potere: ordigni finanziari dal 2001 impazzano per coprire pietosamente lo squilibrio del meccanismo produttivo, disattivare la incipiente crisi economica.

Il costo: una bolla finanziaria che scoppierà dopo aver generato per 7 anni una montagna di ricchezza con una montagna di debito.

Voilà, nobiltà e miseria dell’economia di carta.

Mauro Artibani

Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE

Paoletti D’Isidori Capponi Editori

Marzo 2009

www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org

17 / 09 / 2009



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(anonimo)


DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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