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I PARTITI, PARTITI, POSSONO TORNARE



09 / 02 / 2012

Quando l’eccesso di capacità produttiva delle Imprese brucia il Valore delle merci che vigili Consumatori spengono acquistandole, trasformando quel valore in ricchezza, che poi consumate fanno ri-produrre dando continuità al ciclo produttivo, sostanza alla crescita economica, siamo al giro di boa. Eggià, quando questo avviene il centro di gravità del meccanismo produttivo si sposta dal lavoro di produzione a quello di consumazione. Bene, nonostante tal giro di boa e la ricchezza distribuita in ragione del concorso degli agenti economici alla generazione del valore, proprio quelli che acquistano stanno in bolletta. Lo squilibrio risulta patente! Già, quella ricchezza accreditata dall’esercizio dei Consumatori, distribuita male, usata peggio - in profitti non reinvestiti dispersi in altri lidi, in salari e stipendi insufficienti ad acquistare quanto prodotto; per parcelle, bonus, stock-options, lauti emolumenti, ben sufficienti spesi meno della capacità di spesa - sono risorse economiche sottratte alla crescita. Orbene, la Politica, rappresentante degli interessi dei portatori di interesse, che quella ricchezza distribuisce per dare focillo a quegli stessi interessi, quell’Ente insomma, dovrà rivedere la natura del proprio essere; i Partiti la pratica del proprio fare. Non sembra più spendibile prelevare propria quella ricchezza da chi la genera per mal trasferirla a chi mal la usa. Suvvia, nell’Economia dei Consumi non v’è spazio per ineffettuali controversie tra Capitale e Lavoro; lì, la Domanda Comanda! A cattivi redistributori, ancora intossicati da scorie ideologiche, meglio una più anodina ri-allocazione di quelle risorse, tutt’intenta a migliorare la produttività del sistema, dando a Cesare quel ch’è di Cesare: tornaconto a chi acquistando fa crescere il Pil al fin di poter riacquistare. Si, un ristoro economico, vieppiù già tassato con l’Iva sugli acquisti e la Tarsu per lo smaltimento del consumato. Quei Partiti, partiti per distribuire ai “propri cari”, possono tornare e farsi controllori di quell’allocato, impiegato garantire il tornaconto dei più. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.wordpress.com www.professioneconsumatore.org


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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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Rendita del consumatore


 


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