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LA VITA SPESA A FARE LA SPESA Encomiabili Colleghi,
Sono un individuo sano di media statura; maschio adulto di razza
bianca, che ostenta, il grigio
della rada chioma. Provo diletto nell’esercizio del consumare,
ancor più quando mi aggiro nel mondo delle merci con fare professionale.Faccio questo perché sento
necessario mettere in campo il presidio del mestiere per dare un sostegno
operativo alla mia condizione benestante.Lo faccio pure per
sottrarre i miei comportamenti alla routine del compracompra che rischia di
avvizzire il “me”.Amo uscire di casa per
fare affari nel fare shopping: questo mi
delizia. Così acchiappo tre piccioni con una fava:risparmio, guadagno e inoculo
ricostituente per la mia mente.Un Mestiere, quindi, fatto
di passione, competenza e un po’ di gaudio: non è difficile.Il gaudio sta già nel DNA
del consumatore; la passione si compra ad ettolitri, magari, da quegli
individui prolifici che reclamano capacità di ruolo, nel farsi
genitori, La competenza invece,
acquisita con passione studiando e ristudiando, la vende il geometra come
credito di esercizio.Eccomi fatto
professionista del consumo; puro distillato della abnegante passione
genitoriale; della sagace competenza del signor Rossi, stimato agrimensore;
corroborato dal gaudio, magari solo un pizzico.E vai col tango, allora,
nella balera del Mercato, dove tutti insieme si balla sulle note di “una
vita spesa a fare la spesa”avvinti dall’afflato poetico del testo. Tutt’affatto prosaico invece
l’atteggiamento che si lascia intravedere: una vera e propria MISSIONE.Quest’appannaggio
simil-spirituale viene conclamato dalle
virtù dei gesti quotidiani di consumo: abnegazione, costanza, sacrificio,
speranza.Questi i tratti
dell’incedere coreutico per l’individuo consumatore; questi i rituali
incombenti di una “religione laica”.Qui sembra trovare
espressione l’estasi del benessere.Proprio qui si mostra una
patente fragilità.C’è in giro un cronico
eccesso di offerta, a questa deve fare il
paio l’eccesso di domanda : consumo nutrito dalla manna del debito,
ingrassato dall’abiura al risparmio.L’ alchemico equilibrio
parrebbe scorgersi infatti nel manifestarsi di forme di prodigalità estenuata
fuori dalle logiche economico-industrial-produttive, espressione propria di una
teleologia del consumo.Se così fosse la miopia
mostrerebbe i caratteri dell’evidenza.Pur mettendo la sordina
alle perigliose elucubrazioni attorno alla liceità di simili atti di governo
dell’economia, non appare convincente, in un mondo secolarizzato, laicizzato,
ancor più affetto da congenito relativismo, l’affidare il già precario
equilibrio del sistema a pratiche che sembrano mostrare echo mistiche: non ci
“crede” più nessuno.Per eliminare ogni
possibile azzardo si rende allora indispensabile disporre, con apposito atto
deliberativo, una cogente quandanche omeopatica risoluzione:rompere le escatologie del consumo.Anzi, si deve fare di più:
bisogna condurre noi le danze, farci Musici, comporre sinfonie potenti,
giocose, espressioni della forza del nostro ruolo acciocché ognuno possa,
sedotto da Tersicore, sgambettare su quella pista: allegro ma non troppo.Ci aspetta un duro lavoro.Dobbiamo, con la
prerogativa delle nostre azioni, farci costruttori di una nuova egemonia.
Rendere cosi’ spendibile un rutilante paradigma : Consumo ? Lavoro !Questo il modo per fornire continuità al sistema rimuovendo le
aporie che lo sfiancano; per cacciare, il sistema della produzione fuori dal
cul de sac dell’eccesso.Non è facile, non possiamo
sottrarci però. Questo ruolo incombe su di noi.Ruolo pesante, ingrato.
Altro che edonismo.Costretti dal nostro
impegno civile, si rende necessario riacquisire il controllo delle pulsioni
emotive, recuperare lucidi gesti di ragione; farci consumernauti in uno spazio
tutto da esplorare.Bisogna cercare, trovare,
mettere a frutto il Valore Aggiunto della nostra pratica di consumo.Fatti laici, pragmatici,
fors’anche opportunisti, in un bilico spudorato tra vizi e virtù, alè……a caccia
di occasioni dentro quello scibile multicolore.C’è tutto dentro,
dalla A di Avarizia alla Z di
Zuzzurellone.Alla D c’è Desiderio,
sottoporlo a regime è un obbligo; alla F Fedeltà, se ben gestita, rappresenta
una grossa opportunità per farci guadagnare; alla I si trovano Informazione e Identità,
se controlliamo la prima possiamo modificare a piacimento la seconda. Per farlo
occorre Ironia ma questa la si trova da presso.Poi c’è la M di Mercato, il luogo dove
esporre la nostra mercanzia ed ancora, alla R
c’è Responsabilità e questa dobbiamo acquisirla per intero, così come il
Sapere per farci Selettivi, che troviamo alla esse.Ancor più giù nella T,
toh…..:Temperanza, educarci ad un simile precetto può risultare conveniente.Insomma: c’è molto da
fare, bisogna vigilare; ci sono atteggiamenti che vanno misurati; condizioni
che devono essere contrattate; alleanze da conquistare, crediti da reclamare.Solo così attrezzati
potremo mostrare i muscoli.Solo così, finalmente
ottenere ristoro.
Diamoci da fare
Mauro Artibani
01 ottobre 2007
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