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LE IMPRESE POST-PRODUTTIVE IMPALLANO IL MERCATO



03 / 02 / 2012

Quando l’eccesso di capacità produttiva rischia di alterare l’equilibrio del rapporto domanda/offerta le Aziende aggiornano la fisiologia dell’impresa, contaminano il core business implementandolo di tutto punto: Il Franchising salda produzione e commercio del prodotto. Il dispositivo della Moda sostituisce l’usura nella dismissione della merce. La pubblicità informa di senso il prodotto, ben oltre un consiglio d’acquisto. Il Marketing d’Impresa prende in gestione la Domanda. Le divisioni finanziarie, appendici dell’Impresa, finanziano la Domanda. I meccanismi di fidelizzazione affiliano la Domanda all’Offerta. Il Leasing semplifica l’acquisto, sconnette l’uso dal possesso del prodotto goduto. La riduzione del ciclo di vita del prodotto aumenta i volumi di offerta e domanda nell’unità di tempo. Per le Aziende quotate in borsa quello che non fanno gli utili lo fa il buy-back. Si, insomma, l’informazione, la configurazione, il commercio del prodotto; la psicologia del comportamento che farcisce quel prodotto, fino all’impiego di dispositivi finanziari pubblici e privati, sono le opzioni messe in campo dalle Imprese per ampliare la gittata del loro fare e ripristinare il punto di equilibrio nello scambio. Così il produttore, impiegando complesse alchimie “post- produttive”, riscrive il contratto che regola i rapporti di scambio con chi quei prodotti consuma. In forza del credito di ruolo lo approva. Eggià, esercita al meglio il compito d’istituto per garantire profitto al suo fare. La funzione di bussola svolta dal sistema dei prezzi smarrisce la capacità di orientare chi acquista, ma tant’è… Per alcune decadi quel fare funziona. Chi spende si bea dotandosi di tutto il bendiddio; si bea pure chi incassa, fin quando lo squilibrio si mostra patente: i portatori di domanda esposti ad acquistare oltre la capacità di spesa, a ridurre il risparmio, ad indebitarsi; i gestori dell’offerta spronati a gonfiare la produzione ben oltre il possibile. Punto e daccapo. Si finisce con il generare quel che si era tentato di scongiurare: l’offerta in eccesso e la domanda in difetto. Il minimo che possa capitare dentro quel Mercato dove risulta alterato il meccanismo di formazione del prezzo. Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE Paoletti D’Isidori Capponi Editori Marzo 2009 www.professionalconsumer.wordpress.com www.professioneconsumatore.org


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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme


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