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PANCE, DONNE, COSTUME E SENSO

Ho visto in giro pance, addomi, ombelichi in tutte le salse. Impertinenti, allusivi, sfrontati; sudati e intirizziti. Ostentati da donne di tutti i colori, età, censo, cultura e fragranza.

Cosa diavolo sta succedendo?
Tante differenze di identità di colpo azzerate.

Donne spudorate e morigerate; sode e adipose; quelle sapienti e quelle insipienti; adolescenti e “non più”; abbienti e non abbienti: tutte insieme appassionatamente abbigliate di tutto punto.

Un bel dilemma.

Antropologi, sociologi, psicologi, pure filosofi dipanate la matassa!

Le vostre competenze hanno da svelare l’arcano. Quella moda si è fatto Costume, senso, significato: attendiamo lumi.

Ci sono poi anche i risvolti economico-produttivi di questa faccenda che vanno indagati. Questo è il compito a cui i Professional Consumers non possono sottrarsi.

Diamo un’occhiata.

Quegli abiti succinti lasciano intravedere, ben più delle pance, un gigantesco meccanismo di Valore Aggiunto e di Fidelizzazione.

Le cose stanno pressappoco così.

Le griffe della moda hanno ficcato dentro le loro merci un senso di appartenenza. Un Valore inestimabile che vendono nel prodotto; fanno alti profitti.

Hanno loghi che danno asilo conturbante: affiliano.

A questo meccanismo il resto dell’industria dell’abbigliamento, quelli della “moda pronta” , hanno tentato di fare il paio.

I piccoli della moda non hanno un mondo da smerciare, mancano della possibilità di farci entrare nel loro sogno.

Già, piccoli e no-logo!

Per superare l’empasse allora tutti insieme a fare massa critica; una bella sterzata antropofeminina e il gioco è fatto.

Un costume nuovo fiammante da otto anni si è profilato all’orizzonte, così si acchiappano tutte ma proprio tutte le pulzelle. Va be’ … molte.

Creato il senso le merci lo alimentano.
Altro che moda: ricambio accelerato, anzi supersonico.

Slip di tutte le fogge e colori che fanno capolino da pantaloni o gonne a vita bassa, bassina, bassotta; maglie corte, extra-corte, cortissime eppoi cinture: cinture si, cinture no, cinture ni.

Non è finita: perline per gli ombelichi, tattoo e altri complementi che il pudore non mi consente di riferire.

Sagaci i “piccoletti” nel mettere a punto strategie di senso in grado di recuperare svantaggi commerciali, rendere corposa l’OFFERTA, disporre a piacimento la DOMANDA, alzare i profitti riducendo il nostro potere di acquisto, fidelizzare pure il nostro potere contrattuale.

Se la gestione della Moda è cosa Loro, quella del Costume però è cosa Nostra.

Detto questo bisogna affrettare i lumi: imparare a conoscere il senso di quel Senso per magari, chessò, depotenziarlo. Addirittura risemantizzarlo, usarlo insomma per il nostro piacere finanche per il nostro tornaconto sul mercato del Costume.

Nel frattempo perché non rifilare un bacino al bacino, prima che torni celato sotto mentite spoglie?
Mauro Artibani

21 / 07 / 2008

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Chi ritiene che il testo appena letto meriti di essere pubblicato invii una "raccomandazione" all' EDITORE. Questa tecnica può invertire la tendenza che vuole il solo editore come proponente testi: possiamo farlo anche NOI.

DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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