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PRODUCONO L’ECCESSO, CONTROLLANO LA DOMANDA


Non sono in grado di fornir la data di nascita dell’Economia dei Consumi ma il fatto che ha reso sonoro il vagito si: quando nel meccanismo della produzione l’OFFERTA di prodotto ha sopravanzato la DOMANDA.

L’infante geme per uno squilibrio quindi.

Da non storico posso consentirmi anche altre esilaranti approssimazioni.

A quel gemito fece da controcanto la nascente industria pubblicitaria e quella del marketing: tutti insieme appassionatamente insomma per recuperare quello svantaggio.

C’è dell’altro.

Le quantità mostrano risolutamente l’eccesso: 109 telefonini ogni 100 abitanti compresi giovanissimi e vecchissimi; c’è in giro più prodotto “informazione” di quanto l’attenzione ne possa dipanare; i 561 euro sprecati dalle famiglie italiane con l’eccesso di acquisto; un reddito oramai strutturalmente insufficiente a sostenere la domanda.

Ci sono anche i sintomi: per smaltire quell’offerta 2/3 degli americani sono affetti da obesità, pure un animale domestico su tre.

Ci sono le evidenze: 2457 miliardi di dollari impegnati per il Credito al Consumo negli USA per smaltire quegli eccessi di prodotto.

Poi ci sono gli “spiriti animali” che animano gli imprenditori ad aumentare costantemente la produzione. Infine un dubbio, chi ritiene possibile per un’azienda quotata in Borsa veder salire il valore delle azioni se non si rende evidente un aumento degli utili magari attraverso un aumento del fatturato?

Se tutto questo rende evidente come i produttori siano affetti dal deficit dell’eccesso di offerta, tutto questo mostra ancor più evidente una contraddizione

I produttori sono in posizione di svantaggio. Con il coltello tra i denti però: producono l’eccesso, controllano la DOMANDA.

Questo accade per l’inerzia che affligge l’ azione dei consumatori. Beati, a volte beoti, hanno dato in comodato d’uso a pubblicità e marketing la PRODUZIONE di quella domanda.

Se ancora non bastasse forniscono gratuitamente TEMPO, ATTENZIONE, TENACIA e ABNEGAZIONE.

Cambiare registro si può: riprendiamoci la Domanda.

Mettere a reddito queste ISTANZE e reclamare i vantaggi di posizione si deve.

Questo fa un Professional Consumer, sta qui il nostro vanto.

Mauro Artibani

www.professioneconsumatore.org

24 / 04 / 2008



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1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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