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Questa crisi sfianca; lascia tutti esposti a ogni folar di vento.


Questa crisi sfianca; lascia tutti esposti a ogni folar di vento.

Se c’è bonaccia restiamo fermi, depressi, indebitati, inebetiti: scorte industriali che si svalutano; dal lattaio il latte caglia; l’assordante ticchettìo degli abiti che passano di moda sugli scaffali ossessiona i commercianti; l’invenduto dei quotidiani incarta il pesce; quelli del credito a guardarsi in cagnesco; quelli che lavorano si girano i pollici; i consumatori sfaccendati.

Tutti stressati, ingolfati e in trepida attesa.

Se dopo la bonaccia però si alza il vento dell’inflazione, aumenta il costo del debito e sono cacchi!

Se c’è deflazione poi, aumenta il valore del nostro debito e giù altri cacchi.

Se c’è inflazione si riduce pure la capacità di acquisto, si ferma la produzione, si riduce il lavoro, non si commercia, aumentano le sofferenze creditizie.

Stessa cosa con la deflazione: si rimanda l’acquisto a prezzi più convenienti, i produttori lì in attesa, i lavoratori a braccia conserte, i commercianti sulla porta sbadigliano, quelli del credito ingrigiscono.

Realtà, surrealtà? Ce n’è per tutti o forse per nessuno.

La “democrazia della crisi” si dice. Tutti nelle piste perché chiunque si sia, si è pure Consumatori.

Impiegati e operai, consumatori; c’è chi è consumatore e magari libero professionista; ci sono pure i produttori che consumano; per i commercianti stessa cosa. Sono consumatori pure i pensionati e i precari: precari nel lavoro, precari nel consumo. Per i disoccupati neanche quello: ex nel lavoro e nel consumo.

Siamo tanti, tutti insomma, diversi e variopinti.

C’è chi da, chi ha dato, chi vorrebbe dare e chi non può: altro che tutti uguali!

L’indicatore della “propensione al consumo” espone le differenze: tra chi consuma e risparmia, chi ha consumato senza risparmio, chi ha consumato a debito, chi ha consumato fino allo stremo, chi non ha più da consumare.

Orsù signori, questo squilibrio nel Dare va ricomposto. La crisi non fa sconti, per uscirne: voilà nuovi Acconti.

I primi dovranno essere richiamati all’ordine del dare mettendo le mani al gruzzolo; ai secondi un encomio solenne, ai terzi e quarti bisognerà dare… che so un Reddito da Consumo perché possano tornare a dare.

Eccola la democrazia, affinché si possa contribuire all'esercizio della crescita tutti ed in egual misura.

Mauro Artibani

www.professionalconsumer.splinder.com

www.professioneconsumatore.org

23 / 03 / 2009



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DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


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