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SOLIDERIETA' PER I CONSUMATORI U.S.A.TI E VILIPESI

Con le proprie azioni di consumo producono oltre il 70% del PIL, spendono più di quanto guadagnino, non risparmiano: debiti a non finire. Chi sono?
I poveri ricchi.
Ma si, i consumatori U.S.A.TI e VILIPESI.
Ci metto il carico da undici.
Come consumatori di ultima istanza fanno meraviglie: l'ammontare del debito commerciale americano è pari all'avanzo del resto del mondo.
Consumano per tutti, fanno guadagnare tutti, non si risparmiano: sono encomiabili.
Per tutta risposta, con la ingarbugliata faccenda dei mutui sub-prime, rischiano l'osso del collo.
Lo rischiano quelli che non sono in grado di ripagare il debito perdendo l'immobile.
Rischiano con la possibile "inflazione immobiliare" quei proprietari consumatori che, dalla rivalutazione dell'immobile, estraggono liqido monetario per gli acquisti.
Rischiano gli indebitati dalle restrizioni creditizie che si paventano all'orizzonte. Basta guardarsi attorno e...si rischia la crescita, anzi si fa a gara per predire recessione negli U.S.A. e sconquassi nel resto del mondo.
Colpa di un'economia sempre più dedita alla finanza, meno alla produzione?
Di un'economia che nel consumo trova le prevalente possibilità di generare ricchezza e nei consumatori un indomito sprone: costi quel che costi?
Un bel dilemma.
Dai sub-prime, mutui ipotecari dati a consumatori con basso merito di credito, muove la crisi immobiliare che diventa crisi finanziaria e si accodano crisi di fiducia, crisi produttiva, crisi monetaria e chissa quant'altro ancora.
Trovare il bandolo della matassa risulta esercizio impervio.
Si corra ai ripari.
G. W. Bush si prende la briga, inquattroequattrotto, di mettere a punto un meccanismo di sgravio fiscale in grado di dare ossigeno ai polmoni dei consumatori.
La Federal Reserve, dal canto suo, ha tagliato, taglia e taglierà i tassi di interesse, abbassando il costo del denaro, pompando altro ossigeno.
Le altre banche centrali non potranno sottrarsi all'invito; le istituzioni internazionali si mostrano scettiche; l'incertezza scrolla le Borse mondiali.
La stagione della crescita insomma si mostra fragile, indebolita da alambicchi finanziari e creditizi sempre più opachi.
Quel che, seppur nebulosamente, sembra scorgersi è la solita pappa: tocca a noi cavare il ragno dal buco.
Verremo cosparsi da gagliardo liquido monetario, buono per tornare a consumare più del lecito, fecondando nuovo debito, magari fino al prossimo ingarbugliamento.
E se smettessimo di cavare ragni e tappare buchi e, responsabili del nostro ruolo, facessimo proposte?
Voilà, dai Professional Consumers, una ricetta tutta nostra, provocatoria e propositiva: smettiamo di esaurirci nel consumare e produciamo DOMANDA.
Questa la provocazione: qualificare il consumo e controllare i prezzi.
Poi, detentori di RISORSE che hanno un valore insostituibile, facciamo OFFERTA delle prerogative - tempo, attenzione, lavoro, danaro - che danno impeto alla nostra azione e questa è la proposizione.
Si amplierà il mercato, si saranno "nuovi prodotti", i venditori dovranno acquistare, i compratori potranno vendere: più valore, più ricchezza.
Si scardineranno vecchi ruoli; un'inedita concorrenza comincerà a manifestarsi; potremo ricavare utili da tale commercio. E portare così agio alla crescita economica.
Non è poco: si può fare!

Mauro Artibani
www.professionalconsumer.splinder.com
www.professioneconsumatore.org

25 / 01 / 2008





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E' un libro di un matto che ha regione da vendere
(anonimo)


DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme



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