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UN REDDITO DA CONSUMO? PERCHE’ NO!

Io, proprio io, consumatore medio. Ho tutto, proprio tutto: sono in possesso di 10 mila oggetti, i Navajos solo 236.

Li ho contati e ricontati, sono proprio 10 mila.

Sono i beni a cui voglio bene; sono le merci che confortano la mia vita. L’ultimo, uno shampoo al cioccolato, un prodotto di esperienza. E che esperienza: una leccornia!

Questi 10 mila pezzi esprimono compiutamente il nostro lavoro di consumatori.

Se tanto mi da’ tanto non credo ci sia chi voglia misconoscere il nostro ruolo di operatori di mercato: acquistiamo e trasformiamo il Valore di quei beni in ricchezza; consumiamo acciocché si possa ri-produrre.

A conti fatti, in questo gioco a rincorrersi, il denaro non basta più, il declino dei redditi mostra segnali preoccupanti. Quello dei profitti una vitalità sorprendente. Sic!

La soluzione: più crescita economica. Tutti fanno a gara nell’auspicarla.

Tutti ma proprio tutti da Bankitalia all’Istat, dal Governo all’opposizione, dai sindacati alle associazioni dei consumatori la auspicano, la invocano, la cercano. Si danno un gran da fare.

Redditi insufficienti?

+ crescita economica, + ricchezza da distribuire, + redditi: facile no?

Facile un corno!

Nei paesi ricchi quella crescita si misura con il PIL. Quel PIL che, per oltre il 70%, viene generato dalle azioni di acquisto.

Per avere più reddito, oibò, dobbiamo spendere più reddito.
Proprio quello che non abbiamo. Bella no?

Per uscire da questa contraddizione si invoca “Robin” Tremonti. Si mettono a punto vantaggiosi connubi tra reddito e produttività; sotto sotto si invoca l’utilizzo del risparmio, ci viene offerto credito al consumo in tutte le salse, si mettono a punto arzigogoli finanziari che scoppiano come bolle di sapone.

Insomma si raschia il fondo del barile.

Proprio qui ed ora viene a mostrarsi in maniera solenne la strumentalità della pratica di consumo. Altro che agire godurioso e rimbecillente!

La crescita economica rende quella pratica indifferibile rendendo istituto il Lavoro di consumazione.

Si, LAVORO: questo il nostro ruolo, sta qui il senso del nostro agire; sta qui una rinnovata dignità di esercizio.

Sta qui la possibilità di estrarre reddito: un Reddito da Consumo, perché no? Per dare ristoro economico all’obbligo di questo esercizio ed il contributo alla crescita.

Si, Reddito da Consumo.

Un altro modo, il nostro, per redistribuire quella ricchezza al grido di: “la Domanda comanda”.

Altro che Robin Hood.
Mauro Artibani

12 / 06 / 2008





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E' un libro di un matto che ha regione da vendere
(anonimo)


DECALOGO DEL PROFESSIONALCONSUMER

1. La crescita economica rende la pratica dell’Acquisto indifferibile: si rende istituto il LAVORO di consumazione.

2. L’atto dell’acquisto trasforma il Valore delle merci in RICCHEZZA, la consumazione genera nuova PRODUZIONE. Questo il Valore Aggiunto del nostro Lavoro.

3. L’ATTITUDINE al consumare costituisce la nostra RISORSA. Va OFFERTA al mercato: deve produrre REDDITO

4. Il REDDITO ricavato dalla pratica del Consumo consente di rifocillare il risparmio, controllare il debito, garantire l’esercizio del Consumare.

5. Il contributo alla produzione della DOMANDA e dell’ OFFERTA di Consumo reclama al nostro esercizio il controllo dei Fattori di Gestione del sistema.

6. La gestione ATTIVA delle azioni di Consumo rende possibile eliminare posizioni di RENDITA, inefficienze di processo aumentando la PRODUTTIVITA’ del sistema.

7. Il Consumo come esercizio di Lavoro promuove la RESPONSABILITA’ SOCIALE del Consumatore.

8. L’AMBIENTE è il luogo delle pratiche del Consumo. La salvaguardia è nostro interesse.

9. Il LINGUAGGIO del Consumo condiziona il pensiero; la pratica del Consumare dispone le forme della SOCIALITA’. Dobbiamo governare questi processi.

10. La gestione dei SIGNIFICATI del Consumare dispone nuove Finalità per il nostro esercizio.


ONORE AL MERITO



"Il Consumatore USA è ancora un Consumatore di ultima istanza, basta guardare all'amontare del deficit commerciale americano che corrisponde all'avanzo del resto del mondo."

Paul Horme



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